Il fascino di Villa San Luca

 

La piccola Ospedaletti custodisce un tesoro sconosciuto al grande pubblico. Si tratta di Villa san Luca, dimora del professore d’arte e collezionista Luigi Anton Laura e della moglie, Renata Salesi, detta Nera, donata nel 2002 dai proprietari al FAI insieme alla sua preziosa collezione di arte decorativa, patrimonio unico ora fruibile a chiunque voglia visitarlo.

Tre piani di villa che ospitano un accumulo curato e prestigioso di quasi seimila opere d’arte, testimonianza quanto mai estrosa e creativa di ben sessant’anni di ricerche per il mondo, studi, contrattazioni con mercanti d’antiquariato, anni di avventurosa vita e passione condivisi da Anton Laura e dalla moglie, raffinati conoscitori d’arte e rappresentanti di un mondo fatto di volti noti dell’aristocrazia, ma anche di semplici condivisioni tra amici. Contraddizioni e opposti che si ritrovano nella sterminata collezione della villa, tra le stanze e nel loro arredamento che include pezzi differenti di epoche diverse, accostati però sempre in armonia, come se a guidarne la collocazione fosse la consapevolezza di una storia. Perché proprio di storie è fatta la stessa dimora, divenuta ora casa-museo.

La storia della Villa inizia a metà dell’Ottocento, quando l’edificio era ancora una chiesa anglicana. Danneggiata dopo un bombardamento navale all’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1940, nel 1952 fu acquistata da Laura dopo una trattativa con il Colonial and Continental Church Society che soprintendeva ai beni di culto britannici nel mondo, ristrutturata e trasformata nell’abitazione che avrebbe poi ospitato negli anni successivi una vera e propria galleria di arte decorativa.

Un’affastellamento di meraviglie che la leggenda vuole sia stato d’ispirazione per uno dei libri più amati di Italo Calvino: quelle “Città invisibili” che ancora tanto hanno da raccontare ai lettori di oggi.

Per maggiori informazioni:

https://www.fondoambiente.it/luoghi/villa-san-luca-e-collezione-laura